Culture

Vogue: non è quello che pensi. E’ una danza.

07.06.2018

Ed eccoci arrivati al mese del Pride. Per festeggiare quest’occasione speciale, abbiamo pensato di rallegrarvi con una danza fenomenale nata all’interno della comunità LGBT: il voguing.

 

Vogueing? Sì, voguing, o vogue. Tranquilli, il vogatore non c’entra nulla.

 

E’ una danza – ma non come ve la potreste immaginare.

 

Il nome deriva dalla famosa rivista di moda. I movimenti che la caratterizzano si basano sulle pose delle modelle che appaiono sul mensile. Il tutto si basa su mosse frivole e fluttuanti, fianchi alla “Hips Don’t Lie” e visi imbronciati. Mani al cielo a mimare le mosse del flamenco, un attimo prima di buttarsi al suolo e scatenarsi con evoluzioni che ricordano la pole dance. Sullo sfondo di queste pose e movimenti stravaganti suona la musica house su cui un mc urla cose tipo “WERK!” e “YAAAAAAS”.

 

Siamo riusciti a darvi un’idea?

 

La storia del voguing

Bene. Ma non crediate che sia tutta una questione di performance stravaganti e sensuali. Il voguing è un’arte, uno sport, uno stile di vita legato a doppio filo alla moda, al lusso e alla mobilità sociale ed economica. Questa danza è nata sulle strade di Harlem e ha varcato i confini americani negli anni ’60 grazie alla sottocultura queer.

La pista da ballo è il palcoscenico dove si esibiscono i ballerini di voguing e dove vengono giudicati, proprio come in un teatro, in una sfilata o in un talent show.

 

Questa danza non va sottovalutata. E’ piuttosto difficile infatti. Si basa su quattro elementi fondamentali: la “duckwalk” che consiste nell’inginocchiarsi a filo del pavimento tenendosi in equilibrio in punta di piedi, slanciare le gambe mentre le braccia si muovono fluidamente seguendo il ritmo. Poi c’è la “catwalk” che si esegue muovendo i fianchi avanti e indietro, sempre in equilibrio sulle punte. E ovviamente le braccia e le mani sono libere di muoversi e mettersi in posa a seconda del ritmo della musica. Lo “spinning” è una maestosa serie di giravolte che spesso porta al quarto elemento, il “dip”, una caduta libera di schiena attutita dall’atterraggio su una delle due gambe.

Queste ballroom hanno dato vita a un’intera cultura all’interno della comunità queer che si è successivamente spostata nelle “case”, che prendevano il nome di case di firme dell’alta moda, dove i membri si rifugiavano dal mondo esterno che li minacciava per essere gay, neri, latinos o asiatici e senza soldi in una società che premiava l’eterosessualità, la pelle bianca e la ricchezza. Anche loro lottavano come le gang, ma danzando. Le case più famose erano la House of LaBeija, la House of Dupree, la House of Xtravaganza, Ninja, Omni and Ebony, e ovviamente la House of Saint Laurent and Chanel.

 

Ogni casa aveva una drag-queen mother e alcune avevano anche un queer father. Per diventare una madre o un padre bisognava essere delle leggende nel ballo. Mentre i “kids”, che spesso vivevano per strada, trovavano una nuova famiglia e nuove identità sulle piste da ballo e adottavano il nome della loro casa come cognome. Dopo l’epidemia di AIDS negli anni ’80, quando venne colpita una grande fetta della popolazione delle ballroom, le leggendarie houses divennero un luogo dove ci si raccoglieva e la pista da ballo era il posto dove sfogare la propria sofferenza, che fosse legata alla malattia o all’emarginazione.

 

Durante gli anni ’80 e gli anni ’90, la cultura del voguing ha iniziato a diffondersi a Parigi, in Europa e successivamente Londra, fino a diventare mainstream grazie a Vogue di Madonna e Paris is Burning negli anni ‘90.

Per quanto stesse diventando mainstream, i media non ne parlavano. Il voguing ha continuato a prosperare nella scena underground in tutto il mondo. Il modo migliore per imparare qualcosa di più sulla storia del voguing è guardare il documentario Paris is Burning – un classico da non perdere.

Ultimamente però il voguing sta ricevendo più attenzione. Molti brand hanno usato riferimenti al vogue sulle passerelle, nei loro video e in diversi fashion film.

HBA

L’etichetta di moda Hood by Air fondata dall’ex ballerino di vogue Shayne Oliver ci ha regalato una spettacolare esibizione a chiusura della presentazione della sua collezione FW 2014. Se non volete guardare l’intera sfilata, andate al minuto 19:45.

Marco Marco

Ancora più audace è stato il marchio di intimo maschile Marco Marco, che ha creato una sfilata in pieno stile voguing proprio come se fosse una pista da ballo.

Ayabambi x Dsquared2

Guardate anche questa collaborazione delle sorelle Ayabambi x Dsquared2 in questo fashion film del 2016, assolutamente meravigliosa.

Le sorelle erano già famose per i loro balli ispirati al voguing, come in questa collaborazione con “Ultimune” SHISEIDO.

Rihanna

La musa assoluta, Rihanna. Guardate la sua performance durante il suo Anti World Tour.

Alexander Wang

Lo show del sabato sera di Alexander Wang durante la New York Fashion Week è stato indimenticabile. Ha riunito le modelle Bella Hadid, Cara Taylor, Binx Walton, Hanne Gaby Odiele e Issa Lish, insieme a un gruppo di voguer in una performance meravigliosa!

per non parlare di tutti i ballerini che incorporano il voguing nelle loro routine.

The Royal Family

La performance della Royal Family nel World of Dance vi lascerà a bocca aperta. God save the vogue!

Zacc Milne

La performance di Zacc Milne alle audizioni di quest’anno per Ireland’s Got Talent. Andate al minuto 1:35 per vedere la performance.

Che dite, vi abbiamo fatto venire voglia di imparare il voguing?

 

YAAAAAAAS!