Points of view

#REACTIVE – Colpi di boxe e colpi di fortuna

12.04.2018 | By Marco Mazzoni

Non saprei dire oggi, perché sono passati anni ormai da quando frequentavo assiduamente gallerie e inaugurazioni, ma la reattività vista come azione di risposta a una data situazione era ben rappresentata dai momenti di tensione che si venivano a verificare sovente quando si trovavano nella stessa stanza vari artisti e critici. Se poi queste situazioni erano complicate da un consumo smodato di alcol (spesso) una reattività marcata diventava immancabile.
Mi capitò durante la festa di un artista ( di cui a questo punto non farò mai e poi mai il nome) nel suo studio in zona garibaldi, di vedere colpi di boxe degni del miglior George Foreman.

Perché gli artisti, quelli più vecchi di me, erano ben consci di come la carriera in fin dei conti è anche fatta di colpi di fortuna, di casualità, che ti rendono la vita eccezionale, se questi momenti positivi capitano a te, ma rendono gli animi particolarmente ostili se la stessa fortuna capita ad altri, magari che conosci bene, magari che non stimi per niente dal punto di vista puramente artistico.
Va detto che sto parlando di cose che avvenivano in un periodo ben preciso, cioè prima dell’avvento dei social network.
Il mestiere dell’artista infatti prima che i social entrassero nella vita di tutti i giorni era molto diverso da come lo si vede oggi.

Se infatti ogni lavoro e ogni work in progress oggi vengono postati e mostrati a tutte le persone che ti seguono, risultando in un feedback quasi istantaneo, prima l’artista si trovava a passare ore e ore in studio da solo con il proprio lavoro.
Essere un artista prima dell’avvento dei social portava ad essere una persona che mentre lavorava si trovava in completa solitudine, senza la possibilità di discutere con nessuno se non nei brevi momenti di pausa. In questa particolare condizione, i pensieri venivano spesso amplificati, i ragionamenti fatti durante una cena o qualche piccolo dissapore diventavano costanti chiodi fissi. Perché nel silenzio l’artista ha il tempo di riflettere, e lo sa fare molto bene.

Ogni volta che quindi si usciva dal proprio spazio di lavoro per partecipare ad un evento, si era particolarmente pronti a discutere, a provocare, a cercare una reazione da parte degli altri, perché ci si trovava in un turbine di pensieri amplificati dalle esalazioni di trementina e dalla solitudine forzata.
La festa dei pugni in stile Foreman fu per me il battesimo in questo mondo, perché io mi stupii, ma mi resi conto che gli altri attorno a me erano molto tranquilli, abituati a queste scene, queste reazioni, perché, per quella generazione, essere artisti dava anche la possibilità di essere estremamente reattivi, particolarmente fumantini. Perché i calli non erano solo dovuti al lungo uso del pennello, ma anche alle continue risse.