Points of view

#QUEER – Il significato del termine queer

07.08.2018 | By

Per comprendere appieno, in tutte le sue sfumature, il significato del termine queer, ho dovuto bere un caffè con il mio migliore amico: Lorenzo.
Lorenzo è un daddy. In poche parole, per chi non sa esattamente cosa significhi questo termine nel lessico gay, si definisce “Daddy” colui che, nel rapporto di coppia, assume il ruolo di guida nei confronti del proprio ragazzo, quasi sempre più giovane: in breve, è il partner anziano che fa da mentore al partner più giovane dedicandogli tutte le cure e le attenzioni del caso, in senso lato.

Lorenzo quindi, che si trova pienamente a proprio agio nell’essere considerato un Daddy, logicamente non è più adolescente e ogni volta che intraprende una relazione con un partner più giovane di lui, si trova di conseguenza a dover affrontare un ovvio scontro di generazioni, perché in Italia, come del resto, credo, in tutto il mondo, il racconto dell’universo omosessuale è un eterno avvicendarsi di lotte per affermare i propri diritti che, come tale, cambiano ogni volta che la società compie un passo avanti. O indietro. Tornando a noi, il mese scorso ho incontrato Lorenzo e insieme siamo andati a vedere una mostra che stranamente interessava a entrambi: non andiamo molto d’accordo in fatto di arte, e siamo noti per le nostre litigate veementi anche di fronte a persone che si imbarazzano per la scena.

Ci siamo seduti al tavolo di un bar e gli ho raccontato che a breve avrei dovuto scrivere un articolo che prendesse le mosse dalla parola queer.
Di fronte alla sua espressione perplessa, per cominciare, ho dovuto chiarire io cosa significasse storicamente il termine e quale fosse la sua valenza politica.
Il termine “Queer” infatti nasce nei paesi anglosassoni e fino a qualche tempo fa, veniva prevalentemente utilizzato come insulto, paragonabile per farla breve al nostro “finocchio / frocio”. Da qui, lo scetticismo di Lorenzo.
La comunità non eterosessuale ha compiuto negli anni un grande lavoro, riappropriandosi di questa parola per scardinare gli stereotipi diffusi nell’ambiente sia etero che omosessuale, e trasformandone la connotazione offensiva di origine in un manifesto per la libertà dell’individuo. Ma Lorenzo ha 42 anni e non vive più per le etichette.
Anzi è contrario a tutte le parole che possano fungere da “ombrello”, considera questi termini vaghi e banalizzanti, e tende a dare loro poca importanza.

Li percepisce come un riassunto poco preciso di una storia che ognuno vive a suo modo, e che pertanto ha in sé l’unicità che qualifica qualsiasi racconto umano.
Le persone crescono e con il passare degli anni ci si rende conto che ognuno di noi è diverso dall’altro.

Per Lorenzo non è tanto un problema di etichette o di definizioni, ma del modo in cui la gente ti giudica, e fare un riassunto di una vita in una parola sola significa dare un arma in più a chi ritiene che un solo termine sia sufficiente per capire chi sei.

In italia noi abbiamo la parola finocchio, e il finocchio era l’erba usata per profumare l’aria quando gli omosessuali venivano bruciati nelle piazze per coprire l’odore acre della carne umana.

E quando usi un termine che ha questo racconto dietro più che insultare qualcuno lo stai velatamente minacciando.

Ogni parola nasconde una storia e un’accezione complesse, sta a noi non dimenticarcene.