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#POLLUTION – La Land Art e i suoi effetti

01.08.2018 | By

La Land Art, pur nelle sue ramificazioni e nelle sue differenti vie di comunicazione, riferisce sempre un messaggio comune: il rapporto tra l’uomo e il paesaggio.
Per definizione, l’intervento dell’artista sul territorio naturale non può che esaltare l’importanza dell’ambiente, e portare il tocco umano in spazi incontaminati crea automaticamente un quesito: quanto l’inquinamento rovina il mondo?

Tutti conosciamo le opere di Land Art del bulgaro-newyorkese Christo, il cui nome è sempre affiancato da quello della sua compagna Jeanne Claude (1935 – 2009).
Qui in Italia, ma non solo, ha fatto notizia su tutti i giornali e le televisioni il suo pontile galleggiante sul lago d’Iseo The Floating Piers, installazione temporanea.
Le opere di Christo sono infatti operazioni effimere: ne restano solo le fotografie, perché, finito l’evento, tutto viene smontato e l’opera scompare.
Di questi giorni è notizia la sua installazione “The London Mastaba” (che è la versione ridotta di un progetto molto più grande, The Mastaba, nel deserto di Abu Dhabi, per ora in fase progettuale) composta da 7506 barili posti su una piattaforma galleggiante nel Serpentine Lake di Londra.

Il termine Mastaba, che letteralmente significa “panchina” in Arabo, indica una struttura a tetto piatto (una specie di piramide tagliata) nata nell’antica Mesopotamia.
Anche un artista italiano mai abbastanza ricordato, Alberto Burri (1915- 1995) ha creato opere di Land Art tramite le quali però ha intrapreso con l’inquinamento una sfida differente, non solo artistica, ma anche umana, che lo ha portato alla morte.
Il Grande Cretto di Burri nasce in ricordo del crollo del paese di Gibellina, a causa del terremoto violento che scosse la Sicilia, nel 1968.

La nuova Gibellina sorse alle pendici della città vecchia, le cui macerie vennero usate dall’artista per creare un’opera di riscatto sociale.
Sulle rovine, Burri realizzò un gigantesco monumento.
Se si guarda dall’alto, l’opera rappresenta il congelamento della storia del paese: le vie e i vicoli prima del terremoto sono le fenditure in una colata di cemento che, attraverso un immenso cretto bianco rende perenne il ricordo del terremoto: un’impronta immensa (è una delle opere di arte contemporanea più estese al mondo).
Ma perché Burri rimane differente rispetto agli altri artisti nel suo rapporto uomo/ambiente?
Perché lui di inquinamento è morto.

Perché Burri è soprattutto noto per la sua ricerca minuziosa e temeraria di materiali che sono generalmente rifiuti (plastica, sacchi, stoffe) e per la serie delle “combustioni”, dove usa il fuoco come strumento artistico per intervenire sull’opera.
Non è un caso che sia morto di insufficienza respiratoria, perché per parlare del rapporto tra l’uomo e la materia, per spingere la sua poetica sui residui solidi dell’esistenza si è intossicato.
Perché l’inquinamento è un problema serio, che sì, a volte ti potrà anche lasciare in eredità opere potentissime e significative, ma che alla fine ti uccide.