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Numeri e Motori: la strana storia dei piloti numeri “1”

09.07.2018

“Prima vogliono tutti diventare dei “numeri uno!”. Una volta che lo diventano, decidono di gareggiare esibendo tutti i numeri tranne l’uno! Perché i piloti non amano questo numero?

Chi, e quando, ha cominciato a trasgredire le regole della normale numerazione in ambito motoristico?”

 

I piloti: gente strana; tutti matti.

Lo dimostrano anche i numeri, volenti o nolenti.

Quando rimangono da soli con la paura, nei dieci minuti che precedono la partenza di una gara, quando abbassano le loro visiere e decollano verso altri luoghi della mente, quando aprono il gas per entrare nella veloce accelerazione che regala loro il significato di un’intera esistenza.

I piloti: gente strana; tutti matti.

Lo dimostrano i numeri, volenti o nolenti.

Spendono l’intera vita a cercare di diventare campioni, a cercare di diventare i “numeri 1”.

Poi, una volta diventati per davvero “il numero 1”, con la possibilità di esibire sui loro mezzi meccanici l’agognato simbolo del “primo della classe”, ecco che l’ “1” smette d’improvviso il suo fascino, e il campione, se non quando “la leggenda”, il numero se lo sceglie da sé.

Valentino Rossi è, da sempre, il 46. Il numero che aveva il suo babbo sulla carena delle sue moto. 46, dunque: il numero della famiglia veloce Rossi, con la bellezza di 9 titoli mondiali in più per il figlio di Graziano.

Nelle moto, fu quel “genio&sregolatezza” di Barry Sheene a “interrompere l’abitudine del numero 1”. Nel 1977, da campione del mondo, preferì continuare a “esporre” il suo numero preferito, quel “7” entrato poi nella storia del motociclismo.

Sempre nelle moto, ma passando a quelle che “saltano nel fango”, ecco il 222 del pluricampione del mondo Tony Cairoli, così affezionato al numero di telaio della sua prima moto da farne un vincente marchio di fabbrica. Come lui, sempre nel motocross, Stefan Everts, da sempre fedele al suo “72”, l’anno che lo ha visto nascere, già pronto, in fasce,

a vincere nel “tassellato”.

 

Passando alle quattro ruote, e partendo dal campione del mondo in carica, ecco Lewis Hamilton, che, nonostante sia l’indiscusso numero 1 del circus della Formula 1, ha deciso di avere sulla sua filante Mercedes il numero 44, che gli ricorda gli inizi e le vittorie sul kart, quando ancora era un bimbo, seppur già velocissimo! Altro numero che in F1 non si può dimenticare è il 12, quello con cui un certo Ayrton Senna vinse la prima pole e la prima gara nel 1985, guidando e strapazzando la sua Lotus.

 

Per un mito come Gilles Villeneuve, invece, i numeri da ricordare sono 2.

 

Il 12, come per Senna: il numero della Ferrari di Gilles nell’epico duello in Francia con la Renault di Arnoux. E il 27: il numero dell’addio, dell’incidente, della fatale decelerazione (27g!) a Zolder, il giorno 8 maggio del 1982.

Rimanendo in casa Ferrari, Michael Schumacher andò decisamente controcorrente, facendo suo il numero 1 guadagnato con sudore e fatica, e mettendolo bene in vista sulle sue vetture.

A proposito, Michael, dove sei?

E perché nessuno ci dice più niente di te?

Come è possibile, tutto questo silenzio?