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Giacometti@Guggenheim: una mostra da non perdere

03.08.2018 | By

New York City, 8 giugno – 12 settembre 2018.

I lavori di Alberto Giacometti, esposti in quella sorta di “rotonda museale” che è il Guggenheim di New York, appaiono ancora più affascinanti, spirituali e metafisici.  

In occasione di questa mostra, l’arte sposa l’architettura, toccando nuovi vertici

Alberto Giacometti una volta disse:
“Tanto perché tu lo sappia, è impossibile finire un ritratto. I ritratti una volta venivano finiti,
e dovevano esserlo necessariamente, perché sostituivano le fotografie; ma oggi, non hanno più senso. Io posso solo provare a farlo, un ritratto. Ma è impossibile”
Giacometti disse questa frase mentre stava eseguendo l’ultimo ritratto,
il ritratto di James Lord. Alla fine del quale, praticamente, morì.
Giacometti cercava costantemente, cerebralmente, l’altrove, l’assoluto, l’essenza.
I lavori di Giacometti sono, per questo, senza tempo: metafisici, spirituali, assoluti.

Ecco il motivo per cui, le sue opere, distribuite lungo la rampa in discesa libera del Guggenheim di New York, sembrano essere lì da sempre, e per sempre;
presenze al contempo visibili e invisibili che, ogni tanto, a piacer loro, si mostrano agli occhi dei comuni mortali, per interrogarli, senza pietà alcuna, sul senso della loro esistenza terrena.
Giacometti e i ritratti, su tela o in forma di statue tridimensionali; statue talmente esili da apparire a volte anime trasparenti in forma fisicamente umana, come tracce tangibili di un passaggio terreno effettuato da angeli in cerca di divina resurrezione.

Un post condiviso da Guggenheim Museum (@guggenheim) in data:

Giacometti esplora e lascia affiorare la parte più difficile da sondare dell’essere umano: l’abisso dell’inconscio.

Giacometti lavora sul vuoto, sulla distanza, sull’isolamento.

Giacometti derideva Picasso, beveva con Sartre e passeggiava a braccetto con Beckett.

E quando tornava nel suo studio, si interrogava: “come si rappresenta, l’esistenza umana?”

A una domanda così difficile, occorrevano risposte all’altezza. Sdrammatizzando, si potrebbe dire che forse è per questo che le figure umane di Giacometti hanno le gambe così lunghe!

Ed eccole, le statue di Giacometti, a New York, all’interno del Museo Guggenheim (disegnato, come fosse un “garage americano per l’arte contemporanea”, da quel genio dell’architettura che fu Frank Lloyd Wright): sembrano camminare su e giù per il museo, stagliate nel bianco delle pareti in curva, come abitanti, scolpìti, che vàgano senza mèta, in circolo, filosoficamente assòrti in solitarie meditazioni senza né tempo né fine.

Alberto Giacometti, 1901-1966, è stato un artista svizzero-italiano, che ha dedicato la sua intera vita alla sua opera.

La grande mela gli dedica quest’anno, fino al 12 settembre, un’importante e bellissima mostra.

Queste le parole del Museo Guggenheim in proposito:

The present exhibition is the first major museum presentation dedicated to the Swiss-born artist in the United States in more than 15 years.

Giacometti is curated by Megan Fontanella, Curator, Modern Art and Provenance,

Solomon R. Guggenheim Museum, and Catherine Grenier, Director, The Fondation Giacometti.