Points of view

#GENDER – Il genere non esiste più

09.05.2018 | By

Il genere non esiste più, c’è solo bisogno che le vecchie generazioni ne prendano atto.
Al bianco e al nero si è aggiunto il grigio, con le sue mille sfumature ma senza più distinzione: un grigio liquido come la società contemporanea.
Anche l’arte lo contempla: la pittura e la scultura non hanno più sesso, conoscere il personaggio che sta dietro all’opera non è più fondamentale per comprendere il lavoro di un artista.

E’ infatti il lavoro stesso che ha vita autonoma, e che dimostra la propria forza tramite il messaggio che contiene in sè. Che gli artisti siano uomini o donne, o che facciano scelte sessuali differenti da quelle del fruitore non interessa più a nessuno.
L’importante non è ciò che sei ma ciò che fai.
Milano è sempre stata così, deliziosamente liquida, in grado di abbracciare qualsiasi scelta senza fare domande, ma offrendo generosamente uno spazio per ogni cosa.
E’ una città dove nessuno ti giudica se non per quello che doni alla comunità.
Milano non ha tempo di discutere sul genere: lo ritiene un argomento privo di senso perché anacronistico e senza valore pratico.

L’importanza dell’artista sta in quello che ha da dire, nel risultato finale, nell’opera. E il valore dell’opera nasce dal suo significato “politico”. Sia chiaro che con politico non si intende la cronaca d’attualità, quanto l’analisi della società, ovvero quanto un dato quadro, una data scultura, una data installazione riescano a comunicare una specifica visione del mondo che ci sta intorno, di quello che vediamo tutti i giorni.

Il gender, perciò, potrebbe essere un valido argomento di discussione solamente in un lavoro di tipo esistenzialista: l’esistenzialismo è un movimento che ha avuto il suo acme nella Milano anni 70 (e un leggero ritorno di fiamma negli anni novanta ) e che si potrebbe sintetizzare ponendo l’artista e le sue riflessioni al centro del lavoro: Ferroni, che fu uno dei capisaldi di questo gruppo, fornisce una chiave di lettura di tutto il suo operato se e solo se si conosce anche la sua biografia.

Questa analisi oggi, se riproposta, non solleverebbe altro se non il suo stesso odore di polvere.

Ciò che ho compreso facendo l’artista e vivendo a Milano è che il concetto, in arte, deve portare il creatore ad essere il filtro di quello che sta al di fuori di lui, il che è l’esatto opposto del celebrare le proprie scelte personali (anche sessuali) attraverso l’opera artistica. La privacy dell’artista non è interessante, rimane un argomento che piace esclusivamente a chi è ancora curioso di comprendere un artista per le sue scelte personali e non per la sua visione globale.

Non è pratico.

Riducendo tutto ai minimi termini, potrei portare come esempio la mia esperienza: quando mi trasferii a Milano in quello che è tuttora il mio studio, il palazzo era abitato quasi completamente da persone anziane che non erano certo abituate a vedere un ventenne trasandato girare per le scale con immensi tubi di carta e cataloghi in mano, ma nella realtà dei fatti, sia ai condomini che al mio affittuario, di me interessava soltanto che pagassi regolarmente l’affitto e non facessi rumori molesti.

Perché chi sei in casa tua (e anche fuori) in fondo non importa a nessuno.