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Dennis Rodman: il contaminatore a colori!

13.06.2018

C’è stato un “prima e un dopo” Dennis Rodman. Il prima era un film in bianco&nero, ripetitivo, monotono, abitudinario. Il dopo è stato un film variopinto, scattante, stimolante; un “giro in giostra!” Dennis Rodman ha portato la tavolozza dei colori in un mondo dominato dai grigi.

Poi, un giorno, arrivò lui: Dennis Rodman. E lo sport divenne a colori!
Era il 1996, quando questo giocatore di basket entrò a far parte della leggendaria formazione dei Chicago Bulls di sua maestà Michael “Air” Jordan; una squadra che resterà per sempre nella storia della pallacanestro mondiale, avendo vinto per ben 6 volte l’anello più prestigioso: quello di chi vince il campionato NBA, il campionato di basket per antonomasia.
Mentre “sua maestà” Jordan riempiva i rotocalchi sportivi, il “pazzo” Rodman era il più ricercato e fotografato dai magazine di gossip e tendenze.
Fu uno spartiacque, Rodman, una sorta di Mosè dello sport, che divise in un “prima e dopo di me” la storia dell’immagine dello sport stesso.
Prima di lui il basket, e lo sport in generale, era popolato e praticato da bravi ragazzi, educati, preparati e lindi, che facevano della tecnica e della preparazione fisica i loro valori assoluti, vissuti in una perenne alternanza di bianco& nero.
Quando arrivò Dennis Rodman, fu la rivoluzione, a colori!
I suoi corti capelli che si tingevano a ogni partita di colori e sfumature sempre più accesi.
I suoi tatuaggi che aumentavano esponenzialmente di numero ad ogni incontro giocato.
I suoi pesanti piercing portati con eleganza tribale e indossati su orecchie, naso, labbra e immaginati soprattutto “là dove non batte il sole”.
I suoi look sfavillanti, sfarzosi, spiazzanti, che giocavano sul suo lato più femminile mettendo in mostra la fortissima contrapposizione dell’immagine “macho” dello sportivo tutto d’un pezzo all’immagine di una bellissima e candida “sposa” in abito bianco, al contempo.
E le sue unghie, delicatamente, ma decisamente, smaltate.
Prima dell’arrivo di Dennis Rodman, i bravi sportivi andavano a letto presto, e non frequentavano le cattive compagnie, estremamente dannose per la loro carriera.
Poi arrivò Rodman, e contaminò il linguaggio dello sport con quello delle rockstar dannate, con quello dei tatuatori fuorilegge, con quello degli stilisti emergenti, con quello dei piercer illegali, con quello dei biker in pelle e borchie, con quello delle notti passate a divertirsi nei locali più cool, con quello del “take a walk on the wildside”.

Prima dell’arrivo di Dennis Rodman i bravi sportivi non parlavano mai pubblicamente delle loro questioni di cuore e sesso.
Poi arrivò Rodman e si scoprì che un atleta, un giocatore di basket, poteva essere una perfetta e attraente sex-machine, e che una star planetaria come Madonna poteva perdutamente innamorarsi di uno come Rodman.
Dennis Rodman fuse fra loro mondi che prima di lui gravitavano su orbite molto distanti fra loro; unì il tattoo al basket, lo sport alla musica, il sesso agli atleti, la moda allo sportivo, il gossip al giocatore, il piercing al parquet.
Dennis Rodman fu un vero innovatore, un pioniere, un movimento d’avanguardia racchiuso in un solo corpo e in una sola mente.
Dennis Rodman fu, e rimane, UNICO.