Creators

#CHAOS THEORY – Il battito d’ali di una farfalla

01.08.2018 | By

Il 29 dicembre del 1979, durante una conferenza, il fisico Edward Lorenz affermò che il battito delle ali di una farfalla in Brasile può provocare una tromba d’aria nel Texas.
Attraverso queste parole (metaforiche) il fisico intendeva dire che il minimo cambiamento delle condizioni iniziali di un sistema può determinare un risultato differente da quello previsto.

La nascita della teoria del caos fu determinata da un’ approssimazione: Lorenz aveva codificato 12 equazioni differenziali che avrebbero dovuto risultare in una soluzione che spiegasse l’evoluzione del meteo, cioè una formula che desse ragione dei cambiamenti climatici. Come è noto, ogni ipotesi scientifica va sempre verificata più e più volte, così, il fisico, approssimando nel ripetere l’esperimento, inserì nell’equazione i valori della soluzione precedentemente calcolata con solo tre cifre decimali invece che sei.

Prima di quel momento pensare ad un approssimazione di partenza portava ad immaginare che il risultato conclusivo fosse molto simile a quello precedentemente ottenuto, non essendo l’approssimazione una variabile determinante. In questo caso, sorprendentemente, il risultato finale fu completamente differente. Questo perché nei sistemi caotici esiste una dipendenza sensibile dalle condizioni iniziali.

Tutto il mondo è determinato da un insieme di condizioni iniziali che anche se cambiate in maniera minima possono portare a qualcosa di totalmente diverso.
Se penso al mio lavoro, tutto è determinato secondo questa teoria.
Sono abbastanza sicuro infatti che se, invece di dieci anni fa, avessi iniziato a disegnare le stesse identiche opere oggi, non avrei avuto le opportunità che mi hanno permesso di partecipare a tutte mostre a cui ho preso parte.

 

Le condizioni iniziali che mi permisero di intraprendere questo mestiere furono: l’esplosione dei social media, l’esplosione del pop surrealismo, essere italiano e vivere a Milano, avere un amico che sapeva l’inglese, avere una madre sarda, aver visto un San Girolamo di Ribera, aver appena litigato con un artista milanese che aveva minacciato di farmi terra bruciata attorno.
Se mancasse uno solo di questi elementi o fosse solo leggermente differente, non avrei mai fatto la mia prima mostra a new york e in questo momento probabilmente avrei un lavoro completamente diverso da quello dell’artista.
Era ormai da qualche anno che facevo mostre in Italia e collaboravo con una galleria che mi permetteva di vivere di disegno, però, quando litigai con un artista abbastanza conosciuto a Milano, le porte pian piano si chiusero e le chiamate alle mostre calarono progressivamente.

Cominciai a preoccuparmi seriamente del mio futuro nel campo dell’arte.
Avevo da non molto cambiato studio e, dopo qualche mese, avevo allacciato la connessione ad internet. Da qualche anno Facebook aveva preso piede in Italia, e tumblr era una delle piattaforme più interessanti per scoprire e condividere materiale visivo. Nessuno parlava più di MySpace.
Tramite qualche amico cominciai a vedere sui social i lavori di artisti che non avrei potuto vedere prima, entrando in un mondo differente da quello a cui ero abituato.
Così, cominciai a girare per i musei di Milano, la Pinacoteca di Brera era una meta fissa, passavo ore di fronte alle sale dei caravaggisti e a farmi domande sulle mie prospettive come artista.
Ero molto preoccupato perché non vedevo futuro per me con le gallerie Milanesi e soprattutto sentivo che il mio disegno stava cambiando, stavano cambiando i miei stimoli.

Cominciai a pensare a quanto i nuovi artisti che vedevo tramite i social media parlassero del loro mondo all’interno delle loro opere e ad un certo punto decisi di cambiare rotta. Decisi di ricordarmi chi ero e di richiamare alla memoria tutti i racconti sardi che sentivo da bambino: racconti di donne che decidevano per interi villaggi, racconti di donne buone o malvagie, che però sempre rappresentavano qualcosa di superiore e influivano sulla vita degli altri, racconti di donne che erano perfettamente parte del ciclo della natura, che usavano le piante per curare e che avevano un rapporto eterno con gli animali.

Le mie opere da quel momento cambiarono sensibilmente, cominciai a sfruttare tutta la mia conoscenza delle opere dei caravaggisti per gestire le luci e le ombre nei disegni, ad utilizzare le tavolozze di colori a cui ero abituato dalle mie continue visite ai musei.
Cominciai a disegnare quello che conoscevo, cosa che non sarebbe mai potuta accadere se non mi fossi ritrovato in un momento di crisi profonda.
Tutto il resto accadde grazie ai social: in quel periodo usare piattaforme come facebook e tumblr per fare vedere il proprio lavoro era molto più semplice di quanto non lo sia oggi, non c’erano così tanti artisti e la gente poteva curiosare con molta più tranquillità tra un insieme di opere, dando loro anche il tempo di essere comprese e sedimentate.
Il mio gallerista di New York mi scoprì proprio su facebook e mi offrì l’opportunità di partecipare ad una collettiva.

Da quel momento cominciai a fare mostre sia in America che in Europa anche grazie al sostegno di blog che ai tempi erano molto seguiti e oggi forse hanno perso un po’ di importanza (purtroppo).
Sono stato giovane nel momento giusto: essere giovane e provare a entrare nel mondo dell’arte oggi infatti è molto più difficile, le opportunità sono differenti ed è molto più complicato essere notati perché ci sono molti più artisti o sedicenti tali che inondano le piattaforme social.
Le mie condizioni iniziali mi hanno portato a quello che sono oggi e mi ritengo fortunato. Non voglio nemmeno pensare a cosa sarebbe successo se tutte le cose non fossero andate come andarono perché in fondo so che non ho mai avuto un piano b.
O forse un piano b lo avrei pensato nel momento in cui le condizioni fossero state differenti.
Non potrò mai saperlo: l’unica cosa che so per certo è che il risultato finale è e sarà sempre determinato dal caos.