© Alan Karchmer/NMAAHC
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Washington DC – National Museum of African American History and culture

27.06.2017

Un museo dedicato alla storia e alla cultura afro americana. Una città come Washington che lo ospita. Un architetto “di colore” che ne firma il progetto. È un esempio, un inizio, uno start. 33.000 metri quadri, per definire un percorso storico-culturale che insegna e ricorda.  Inaugurato lo scorso autunno, ha già ricevuto più di un milione di visite

Barack Obama lo ha inaugurato. David Adjaye lo ha progettato. Si chiama National Museum of African American History and Culture. È il frutto di un’America parecchio diversa da quella “trumpiana” che abbiamo sotto gli occhi oggi. Barack Obama lo conoscono tutti.
44° presidente americano e primo presidente nero degli Stati Uniti. David Adjaye è leggermente meno famoso di Barack. Eppure anche lui è degno di nota, essendo uno dei rari architetti di colore all’interno di un mondo prevalentemente bianco-giallo quale è quello dell’architettura. Provare ad associare un ritratto di una persona di colore al termine “archistar” è impresa ardua, “se non” impossibile.

Quel “se non” si chiama, appunto,
David Adjaye, architetto ghanese, naturalizzato britannico, based in London, classe 1966.
Adjaye, architetto che ama farsi contaminare spesso dall’arte (ha collaborato con artisti come Chris Ofili e Olafur Eliasson, e curatori come Okwui Enwezor) ha recentemente visto realizzarsi il suo progetto per lo Smithsonian National Museum of African American History and Culture, in quel di Washington DC. Progetto importante, dalla dimensione imponente.

33.000 metri quadri e 37.000 oggetti posizionati fra la Casa Bianca e il Washington Monument; il museo, conosciuto anche come NMAAHC, per semplificare (di non molto, a dir la verità) le cose, è l’unico edificio nell’area a non avere “la pelle” bianca, grazie al rivestimento di 3.600 pannelli in color bronzo trattati con PVDF (polyvinyl difluoride).
I pannelli presentano dei motivi geometrici che ripropongono i disegni tipici delle griglie in ferro ritrovate in antiche comunità afroamericane, come quelle di Charleston, nel Sud Carolina, o di New Orleans, in Louisiana.

Con i suoi 5 piani interrati e altri 5 piani sopra il livello terra, il Museo progettato da Adjaye è un vero e proprio viaggio all’interno di un binomio, Schiavitù&Libertà, che rappresenta da sempre il lato dolente degli United States of America.
Che si tratti del cappello del musicista blues Bo Diddley, del caschetto da pugile di Muhammad Ali o della divisa del figlio del vento Carl Lewis, qui ogni oggetto esposto è carico di tensione, e rimanda a lotte, sofferenze, divisioni, scontri.
La speranza è che il progetto di David Adjaye e l’inaugurazione di Barack Obama siano di buon auspicio perché questo museo possa essere la pietra angolare di un movimento che porti alla fine di un vocabolo: razzismo.