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San Pietroburgo
La doppia anima del museo Hermitage

12.07.2017

San Pietroburgo, Museo Hermitage. Dal progetto dell’architetto Carlo Rossi per l’ala Est, datato 1819, al nuovo progetto dello Studio 44: classico e contemporaneo si sposano sulle rive della Neva.

San Pietroburgo è città calma, riposante, tranquilla.
A parte il periodo dell’anno che va da fine Maggio a inizio Luglio, noto al grande pubblico
col nome di “Notti Bianche”, per il resto dell’anno la città che vive sul fiume Neva è un luogo perfetto se si cercano momenti di astrazione dallo stress. San Pietroburgo è la sede di uno dei musei più importanti al mondo: stiamo parlando dell’Hermitage.
Si dice Hermitage e le prime cose che vengono in mente sono: scarpe comode, lunghe camminate col naso rivolto all’insù, molti-tanti-troppi quadri, molte-tante-troppe statue, architetture ridondanti, scale sfiancanti, sale espositive che risentono del tempo che passa, stucchi cadenti, tinteggiature slavate.
Questo è quanto, in effetti, può accadere di trovare al Museo Hermitage.
Ma c’è un ma.

Da qualche anno, accanto alla storica sede del museo, c’è una novità.
Si tratta del progetto per la riconversione del General Stuff Building in una nuova sezione del museo stesso, ospitante opere pittoriche del periodo impressionista e post-impressionista. Ricapitolando, brevemente: il museo Hermitage nasce grazie all’opera di alcuni architetti italiani: Rastrelli, Quarenghi e Rossi. La parte progettata da Carlo di Giovanni Rossi (1819-1829), conosciuta come General Stuff Building, o Ala Est, viene scelta nel 2000 come area che dovrà ospitare i quadri del periodo XIV e XX secolo. E verrà dunque sottoposta a un’importante opera di rinnovamento funzionale e architettonico.
Per il progetto si indice un concorso, vinto (stranamente?) dallo Studio 44, di San Pietroburgo. A questo studio si deve la possibilità, odierna, di vivere 2 tipi di esperienza museale visitando l’Hermitage. La prima, quella storica, fatta di colonne corinzie, fregi dorati e archi trionfanti; la seconda (made in Studio 44) fatta di uso sapiente della luce, di attenzione estrema al dettaglio, di materiali come cemento armato e pietra nuda.
Questa doppia anima del museo Hermitage è in qualche modo legata indissolubilmente alla storia dell’architettura italiana.
Là dove il primo progetto vedeva Rastrelli, Quarenghi e Rossi scimmiottare canoni
neo-classici per ottenere architetture imponenti, celebrative, classicheggianti, il secondo progetto, a firma Studio 44 esibisce, senza ostentare, nel suo percorso espositivo, chiari riferimenti ad alcuni nomi importanti per l’architettura italiana, e non solo:
Carlo Scarpa, Aldo Rossi, Vittoriano Viganò.
Dettagli, riferimenti, omaggi. Dal 1820 al 2020. Da Rossi a Rossi. A San Pietroburgo, visivamente, le ricchezze artistiche risiedono e si mettono in mostra secondo canoni architettonici italiani.
Memories are stored.