TheSign

Ombrello

24.07.2017

Cercato, sognato, acquistato, aperto, utilizzato. Poi perso, smarrito, scordato, dimenticato, abbandonato. Ombrello: rifugio, riparo, sollievo. Romantico oggetto, troppo stretto, sempre, per due, per questo ottimo pretesto per vicinanze auspicate profittatrici d‘improvvise piogge. Questo, ma non solo, è l’ombrello.

Siamo nel Giugno del 1934 quando Frederick L. Shultze decide che è arrivato il momento in cui il mondo non può più fare a meno della sua folgorante invenzione. E la brevetta. Si tratta di un “porta-ombrello” da busto, per far sì che le mani di chi viene colto da un acquazzone, possano rimanere libere di muoversi, entrambe, consentendo così di proseguire “una vita normale” (anche in caso di pioggia) ai perennemente affaccendati esseri umani.

1935, circa. Un anno dopo l’azzardo di Shultze. Mamma e figlia/o in gita. Barchetta. Sole. Come proteggersi dai fastidiosi raggi solari? Ecco comparire un elegante e delicato ombrellino, a riparare il viso di mamma, che rema e osserva, attenta. La barca è minimal. L’ombrello è raffinato. Il tutto scorre, in acqua, mentre i remi sono scomparsi a favore di un diabolico marchingegno…

C’è un che di Magritte. C’è un che di Duchamp. E c’è un che di Hitchcock. È un’immagine densa di “riferimenti” questa che ritrae Robert L. Stern mentre fuma una sigaretta ben protetta dalla pioggia dalla sua invenzione: un portasigarette per giorni di pioggia. Surrealismo. Ready Made. Inconscio. Tutto si sposa in un profilo in bianco e nero che, irrigato d’acqua piovana, riesce comunque a produrre fumo grazie all’ingegno applicato.

Good Girl Gone Bad. È il 2007 quando la cattiva ragazza delle Barbados canta “ella, ella, ella”. Ed è successo planetario. È il momento della svolta, per Rihanna. Dopo l’”umbrella”, sarà star. E inizierà un cammino fatto di nude-look e trasgressione mediatica continuata. Rihanna si fa conoscere anche grazie al video di Umbrella, in cui la sua fisicità prepotente sposa immagini raffinate. In pratica, con questa “Umbrella cantata”, nasce il mito di Rihanna.

Ci sono attimi in cui un’immagine riesce a esprimere tutto. Il momento storico. I riferimenti artistici precedenti. L’importanza delle cose. L’ombrello d’oro. Il vello d’oro. Damien Hirst. La pioggia eterna e buia di Blade Runner. La potenza e la forza del riparo. Panta Rei. Un’immagine, sola. Perché al resto ci si pensi noi, con le nostre teste connesse. In fondo, è solo un ombrello. O no?