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Curiocity

New York City – Bowery House

27.06.2017

In una zona di New York particolare per la sua storia, il suo vissuto e i suoi contrasti, da qualche anno ha aperto una specie di ostello di lusso, con stanze piccole e bagni in comune, popolato da un pubblico molto ricercato. La persona a ci si deve questo progetto a stelle e strisce è un italiano, di Brescia

Il posto è unico, per davvero. Ed è carico di storia. Vera.
New York City. Manhattan. Bowery, da “bouwerie”, come gli olandesi chiamano le fattorie; giusto per non dimenticare chi abitò questo luogo subito dopo i nativi indiani, e che cosa c’era qui, prima.
Questo grande boulevard della grande mela ha visto passare di tutto, e di più.
Dai pellerossa ai quaccheri, dal CBGB al New Museum of Contemporary Art.
Qui convivono, ancora, homeless e hipster.
Bowery House è la rappresentazione di tutto ciò.

Precedentemente definita “flophouse” (pensione di infima qualità),
Bowery House è ora mèta di modelli, deejay e designers,
che arrivano a questo indirizzo da ogni parte del mondo.
Bowery House, oggi sorta di ostello di lusso, era in origine una struttura ricettiva per i meno fortunati; riparo e ricovero per soldati che tornavano dal fronte, musicisti senza fissa dimora, scrittori squattrinati, scommettitori perdenti, e altre categorie simili.
La struttura architettonico-funzionale è rimasta la stessa.
Cabinet (non stanze) che ospitano un letto, e poco altro. Bagni in comune. Lunghi corridoi. Porte e divisori in legno. Un reticolato in metallo, aperto, a funzionare da tetto comunicante.

L’atmosfera che si respira è quella di una volta. In tutto e per tutto. Una via di mezzo fra una caserma di pronto intervento e un dormitorio di jazzisti be-bop.
I clienti dell’attuale Bowery House, invece, sono quanto di più ricercato e cool si possa desiderare di incontrare nella grande mela.
Deejay che riposano poco, modelle&modelli sempre in movimento fra un casting e l’altro, stilisti in cerca di forti emozioni da tradurre poi in disegni su carta, musicisti in attesa della session giusta, turisti che preferiscono la vista del new Museum of Contemporary Art di Sanaa (Kazuyo Seijima e Ryue Nishizawa) a quella dell’Empire State Building.
Una curiosità: artefice di questo progetto molto “americano” è un italiano: Alessandro Zampedri, bresciano, ex pilota che, dopo un grave incidente occorsogli durante la 500 miglia di Indianapolis nel 1996 ha lasciato i motori e si è dato agli States e al Real Estate.
Da questa passione nascono, nell’ordine, la Bowery House e i ristoranti Pearl and Ash e Rebelle.
Soggiornare alla Bowery House significa condividere il marciapiede con gli homeless che aspettano di entrare, di fronte, alla Bowery Mission.
Dormire alla Bowery House prevede di osservare i senzatetto preparare il loro giaciglio con qualche cartone, un carrello e un ombrello.
Riposare alla Bowery House è approfittare dei momenti di silenzio fra una telefonata via skipe del vicino di cabinet e il russare profondo del cliente di fronte.
Bowery House: aspettative patinate, realtà spiazzante.
Un po’ come New York, in fondo.