© Simone Falcetta
Back & Forth

Gianmaurizio Fercioni e Fabrizio Penengo

21.07.2017

Negli anni 70 il tatuatore non era ancora un lavoro. E il tatuato non era ancora né una rockstar idolatrata né un grafico pubblicitario né uno stilista molto cool. Negli anni 70 se tatuavi e ti facevi tatuare voleva dire che eri finito nei guai. Seri. Poi è successo qualcosa…

Gianmaurizio Fercioni

È esistito un tempo, a Milano, in cui richiedere la licenza per aprire un negozio in cui tatuare,
e all’interno del quale praticare quindi la professione del tatuatore, era impresa impossibile. Impossibile perché i funzionari a cui si presentava tale richiesta non sapevano a cosa corrispondesse la professione del tatuatore. Sembra di parlare dell’era glaciale, viste le pelli completamente tatuate che popolano oggi le città di questa terra. E invece…
E invece stiamo parlando di quanto è accaduto al “primo tatuatore”, al “maestro” di tutti i tatuatori, quando nel 1970 ha fatto richiesta per aprire il suo studio, a Milano. Lui è GianMaurizio Fercioni. Queequeg è il nome del suo studio (Queequeg è il nome del ramponiere dal volto tatuato del romanzo Moby Dick, di Herman Melville).
Scenografo, costumista, tatuatore; Fercioni, dandy dentro, è personaggio a tutto tondo, amato sia dall’underground che dai piani alti della tribù tatuata.
Pugile in tempi non sospetti, ancora oggi, prima di tatuare, prova sempre un paio di finte, prima di stendere il cliente, per tatuarlo: old school style.

Fabrizio Penengo

Fabrizio rappresenta la “nuova vecchia scuola” del tatuaggio. Rude, schivo, aggressivo: questo è il suo aspetto esteriore. In effetti, incontrare Fabrizio senza averlo conosciuto prima, può, ancora oggi, provocare stupore o curiosità, se non paura. Il suo corpo, ma soprattutto anche il suo volto, sono tatuati. Cosa non comune nemmeno presso i tatuatori. Nemmeno quelli “old-school”. Un teschio, ben visibile sopra la sua calotta cranica, ne delimita il profilo corporeo. “E fa brutto!”, come si dice in gergo. Fabrizio tatua da molti anni. Sempre ad alti livelli. Ha iniziato nel 1993, anno in cui il tatuaggio era ancora “di nicchia”, aprendo il suo Tattoo Place. Oggi lavora presso lo studio Colors, in viale Corsica 16. Fra le persone che cita, quando gli si chiede chi sono stati i suoi riferimenti “sul lavoro”, cita 2 nomi: Marco Ruffa e Angelo Colussi. Chi conosce il vero tatuaggio, sa di chi sta parlando. Nomi non a caso.
Fabrizio è uno che non ama perdersi in chiacchiere inutili. Tradizionale e giapponese sono gli stili che predilige, su cui lavora, e che segue con attenzione e passione.
La sua esperienza e la sua professionalità sono sulla pelle di molte persone, tatuate con arte, a rappresentare, meglio di ogni altra cosa, il suo permanente lavoro.