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Dagherrotipo: l’inizio dell’immagine

14.08.2017

Camera oscura, dagherrotipo, fotocamera, stereoscopio, Hasselblad, Polaroid, GoPro.  La lunga storia delle immagini “scattata” attraverso 4 momenti pre-scelti, viaggiando “random” fra i mille risultati proposti dalla rete, filtrando il tutto con l’uso della memoria. Fotografica, naturalmente

Siamo nel 1837 quando L.J.M. Daguerre inventa il “dagherrotipo”: immagine fotografica, realizzata in un’unica copia positiva, e non riproducibile. L’immagine fotografica veniva fornita su supporto in argento e rame argentato, in camera oscura, grazie all’esposizione a vapori di sodio. È l’inizio del tutto”

Se fossimo nel 1853 e volessimo cercare di ottenere la cosa più vicina a un’immagine tridimensionale partendo da una foto ritrovata in un cassetto, dovremmo utilizzare questo “Masher’s Stereoscope”, il quale, affiancando due immagini uguali, riusciva a regalare, a chi guardava dalle lenti, l’inusuale brivido della vista in 3-D. Pionieristicamente avanti, rispetto al tempo.

Hasselblad Lunar Surface Camera, 1969. Dici Hasselblad e dici “macchina fotografica”.
In questo caso la fotocamera in questione è quanto di più “assoluto” possa esistere nel percorso delle foto storiche, quelle che immortalano momenti che diverranno indimenticabili. Questa è infatti la camera che, opportunamente modificata per l’occasione, viene usata “on the Apollo Moon landing missions!”

E siamo a oggi. GoPro Time. Alta definizione. Minimo ingombro. Estrema portabilità. Azione. Movimento. Indossabilità. Avventura. Connessione. Rivoluzione. Supporti. Processori. Droni. L’immagine è ovunque, ci segue ovunque, registra ovunque.