Back & Forth

Bobby Charlton & CR7

09.08.2017

Adesso che le luci della ribalta calcistica si sono spente per qualche giorno, facendo riposare tifosi e calciatori, possiamo dare un occhio al “football” da un punto di vista diverso, da “ombrellone e infradito”: osservare come e quanto è cambiato il modo di scendere in campo e di vivere il “fuori campo” da parte dei calciatori. Scoprendo che, negli anni 70, i giocatori di calcio potevano (udite udite!) anche non essere perfetti!

Bobby Charlton

Il calcio poteva essere anche così, negli anni 70. Leggermente imbolsito, quasi fermo sulle gambe, baricentro troppo basso, un riporto tricologico che parte da appena sopra l’orecchio.
Lui è Bobby Charlton, una leggenda, con la maglia del Manchester United, fotografato nel corso della partita Chelsea – Manchester United del 28 aprile 1973. I giocatori di calcio, qualche decennio fa, erano fatti anche così. Spelacchiati come Charlton, Di Stefano, Altafini. Altro che cura dell’immagine e creme per il viso e prodotti per i capelli. Calcio, era. Calcio, rimaneva. Le cose importanti erano la fedeltà alla maglia, la lealtà in campo, la forza dello spogliatoio unito. Uno per tutti, tutti per uno. Come moschettieri del pallone, come spadaccini del rettangolo verde. Il “look” lo forniva direttamente la società, colori compresi.
Questo era il calcio: uno sport povero, semplice, democratico, bello da giocare, in compagnia.
Poi un giorno, al Manchester United, è arrivato un ragazzo di nome Cristiano e cognome Ronaldo.

CR7 (Cristiano Ronaldo)

La palla non c’è più. Non ce n’è bisogno. Basto io. Sono qui. Ho appena segnato. Sono il più forte. Sono il più bello. Del mondo. Mi metto in posa. La solita. A favore dei fotografi. Successo. Sponsor. Soldi. Il pallone sono io. Gli altri sono nel pallone. Sono così famoso che non ho più né un nome né un cognome. Non servono più, né l’uno né altro. Io sono una sigla. Io sono un marchio. Io sono un logo. Io sono un’azienda. CR7. Basta e avanza. Sono focoso torero quando serve. E sono “cool” quanto basta. Appena posso mi tolgo la maglia, per lasciare che voi, poveri mortali dai fisici molli e appesantiti che mi guardate dagli spalti, possiate godere della meravigliosa vista dei miei muscoli tonici e dei miei addominali scolpiti.
Io sono il predestinato. Vivo nel lusso, estremo. Bevo champagne e mangio Palloni d’Oro.
Vinco Coppe dalle Grandi Orecchie e Campionati Europei.
E sto battendo tutti i record di questo arcaico pianeta calcio.
Beati voi, che avete la fortuna di vivere nel mio tempo.